Il ragazzo che parlava con gli animali di Roald Dahl
Qualche tempo fa decisi di passare alcuni giorni nelle Indie Occidentali. Volevo andarci per una breve vacanza. I miei amici mi avevano detto che erano posti meravigliosi. Avrei potuto oziare tutto il giorno, crogiolarmi al sole su splendide spiagge o nuotare in acque tiepide e verdi. Scelsi la Giamaica, e ci arrivai con un volo diretto Londra-Kingston. Il viaggio in auto dall'areoporto di Kingston al mio albergo durò due ore. L'isola era molto montuosa e le montagne erano coperte di foreste nere e aggrovigliate. L'albergo era situato al margine di una spiaggia di sabbia color perla e lo scenario circostante era persino più bello di come me lo ero immaginato. Ma nel momento in cui attraversai la porta di accesso principale, cominciai a sentirmi a disagio. Non c'era nessuna ragione per esserlo. Non c'era nulla fuori posto intorno a me. Ma quella sensazione era netta e non riuscivo a scrollarmela di dosso. Qualcosa di misterioso e di sinistro aleggiava in quel luogo. Nonostante la bellezza e il lusso, c'era un alito di pericolo che incombeva e si muoveva nell'aria come un gas velenoso. La mia stanza aveva davanti un terrazzino, e di lì potevo scendere direttamente sulla spiaggia. Tutto intorno crescevano alte palme di cocco, e di tanto in tanto uno dei frutti, grosso come una palla da football piombava con un tonfo sulla sabbia. Sarebbe stato da sciocchi sostare sotto quelle palme, perché se uno di quei cosi ti colpiva in testa, ti avrebbe fracassato il cranio. La sera del mio secondo giorno in albergo, me ne stavo seduto sul terrazzino con un libro sulle ginocchia e un bicchiere di rum. Non stavo leggendo il libro. Osservavo una piccola lucertola verde che si avvicinava di soppiatto a un'altra, immobile a un paio di metri di distanza sul pavimento del terrazzino. Non potei però vedere che cosa sarebbe successo, perché in quel momento mi resi conto che c'era una grande agitazione sulla spiaggia. Gettai un'occhiata e vidi una folla di persone che si accalcava intorno a qualcosa sul bordo dell'acqua. Una barca, che aveva la forma di una stretta canoa, era stata tirata sulla riva. E così pensai che il pescatore fosse tornato con una gran quantità di pesce e che la gente stesse lì a guardare. Una retata di pesci è qualcosa che ha mi sempre affascinato. Perciò misi da parte il libro e mi alzai. Intanto altra gente si riversava fuori dall'albergo e si affrettava a raggiungere la folla assiepata vicino all'acqua. Gli uomini indossavano quegli orribili bermuda che arrivavano sopra le ginocchia, e le loro camicie erano chiazzate di rosa, di arancione e dei colori più sgargianti che si possono immaginare. Le donne avevano più buon gusto e la maggior parte di loro indossava vestiti di cotone. Quasi tutti stringevano una bibita in mano. Presi anch'io il mio bicchiere e mi avviai verso la spiaggia. Feci un piccolo giro per non passare sotto le palme, attraversai la spiaggia e mi unii agli altri. Ma non era una retata di pesci che essi stavano guardando. Era una tartaruga, una tartaruga capovolta che giaceva con il carapace sulla sabbia. Ma che tartaruga! Era enorme, gigantesca. Non avrei mai creduto che una tartaruga potesse avere dimensioni simili. Come posso descriverla? Se fosse stata diritta sulle zampe, credo che un uomo, anche alto, avrebbe potuto sedersi sul suo dorso senza toccare il terreno con i piedi... credo che fosse lunga più di un metro e mezzo e larga un metro e venti, con un carapace a volta di grande bellezza. Il pescatore che l'aveva presa, l'aveva rovesciata sul dorso per impedirle di fuggire. Inoltre intorno al guscio era legata una grossa fune e un pescatore orgoglioso, magro e nero, coperto solo da un piccolo perizoma, stringeva un capo della corda con tutte e due e le mani. Questa magnifica creatura giaceva capovolta, con le quattro zampe nuotatrici che si agitavano freneticamente nell'aria e il collo lungo e grinzoso che si protendeva fuori dal guscio. Le zampe erano munite di artigli grandi e affilati. "State indietro, signore e signori!" gridava il pescatore. "State ben indietro, quegli artigli sono pericolosi, ve lo dico io. Sono capaci di staccarvi un braccio di netto". Gli ospiti dell'albergo erano eccitati e compiaciuti per questo spettacolo. Una dozzina di macchine fotografiche scattavano in continuazione. Molte delle donne presenti squittivano di piacere afferrandosi al braccio dei loro mariti, mentre gli uomini mostravano il loro coraggio facendo a voce alta stupide osservazioni "Che ne dici di ricavare da quel carapace un paio di occhiali con la montatura di tartaruga, Al?". "Diavolo, deve pesare più di una tonnellata". "Tu pensi che sappia nuotare?". "Ma certo. E' una potente nuotatrice. Si tirerebbe dietro una barca come niente". "E' una bestia carnivora, vero?". "No. Le tartarughe carnivore non raggiungono queste dimensioni. Ma se ti avvicini troppo, ti stacca una mano con un morso". "E' vero?", chiese una donna al pescatore. "Sarebbe davvero capace di staccare la mano di un uomo con un morso?". "Altroché", rispose il pescatore, ridendo e mettendo in mostra dei denti bianchi e brillanti. "Finché si trova nell'oceano, non vi farà alcun male. Ma se la catturate, la portate a riva e la rovesciate sul dorso come ho fatto con questa, be', allora farete meglio a stare in guardia. Prenderà a morsi qualsiasi cosa arrivi alla sua portata"."Credo che anch'io diventerei così cattiva, se mi trovassi nella sua situazione", disse la donna. Un idiota aveva trovato un pezzo di legno sulla spiaggia e lo stava portando verso la tartaruga. Era lungo un metro e mezzo circa e spesso quasi tre centimetri, e l'uomo cominciò a stuzzicare con un'estremità la testa dell'animale. Fossi in voi non lo farei", disse il pescatore. "La renderete ancora più furiosa". Quando la punta del legno sfiorò il collo della tartaruga, l'animale rovesciò di colpo la testa, spalancò la bocca, afferrò il legno e lo morse da parte a parte come se fosse stato formaggio. "Accidenti, avete visto?" gridarono in parecchi. "Meno male che non era il mio braccio!". "Lasciatela stare", disse il pescatore "Non serve a nulla irritarla ancora di più". Un uomo con un enorme pancia, grosse cosce e gambe corte si avvicinò al pescatore e disse: "Senti, amico. Io voglio quel carapace. Te lo compro". E a sua moglie, rotonda e grassa, disse: "Sai che cosa ne voglio fare, Mildred? Lo porterò a casa, lo farò lucidare da un esperto e lo metterò proprio nel centro del soggiorno. Non ti sembra una splendida idea?". "Fantastica", disse la moglie. "Dai, compralo tesoro". "Non preoccuparti. E' già mio". E rivolto al pescatore disse: "Quanto vuoi per quel carapace?". "L'ho già venduto", rispose il pescatore. "Ho venduto il guscio e il resto". "Piano, piano amico. Io faccio un prezzo più alto. Quanto ti è stato offerto?". "Non posso", disse il pescatore. "L'ho gia venduto". "A chi?". "Al direttore". "Quale direttore?". "Il direttore dell'albergo". "Avete sentito?", gridò uno. "Ha venduto la tartaruga al direttore dell'albergo. E sapete cosa significa? Zuppa di tartaruga per tutti". "Ha ragione. Avremo una bistecca di tartaruga. Ne hai mai mangiato una, Bill?". "No, mai, Jack. Ma non vedo l'ora di assaggiarla". "Una bistecca di tartaruga è molto più buona di una bistecca di manzo se si sa cucinarla bene. E' più tenera e ha un sapore ineguagliabile". "Ascolta", riprese l'uomo panciuto, rivolgendosi al pescatore. "Io non voglio comprare la carne. La carne può prendersela il direttore dell'albergo. E può prendersi anche le unghie e i denti. Io voglio solo il carapace". "E se ti conosco bene, amore, lo avrai", gli disse la moglie guardandolo con occhi raggianti. Io ero lì ed ascoltavo quella conversazione. Quegli uomini discutevano di uccisione, di consumo e del sapore di una creatura che, anche in quella posizione, sembrava avere una dignità. Una cosa era certa: aveva più anni di ciascuno di loro. Forse correva nelle verdi acque delle Indie Occidentali da più di centocinquant'anni. Era lì quando Giorgio Washington era presidente degli Stati Uniti e Napoleone veniva sconfitto a Waterloo. Forse era una piccola tartaruga, ma certamente già c'era. E adesso era qui, su una spiaggia, coricata sul dorso, e aspettava di essere sacrificata per diventare zuppa e bistecche. Certo era spaventata dal rumore e dalle grida intorno a lei. Il suo vecchio collo pieno di grinze dava strattoni fuori dal guscio, e la sua grossa testa si girava da una parte e dall'altra, come se cercasse qualcuno che le spiegasse la ragione di quei maltrattamenti. "Come farete a trascinarla fino all'albergo?" chiese l'uomo panciuto. "Ce la tireremo dietro con la fune", rispose il pescatore. "Il personale dell'albergo arriverà tra poco per prenderla in consegna. Ci vorranno almeno dieci uomini che tirino insieme nello stesso momento". "Ehi", gridò un uomo muscoloso. "Perché non la tiriamo noi?". L'uomo indossava bermuda color magenta e verde pisello e non aveva la camicia. Il petto era straordinariamente peloso, e la mancanza della camicia rispondeva ad un calcolo preciso. Gonfiando i muscoli, aggiunse: "E' un piccolo sacrificio per la nostra zuppa. Su, ragazzi. Non vi va di fare un po' di esercizio?". "E' una splendida idea". Gli uomini passarono i bicchieri alle mogli e corsero ad afferrare la fune. Si misero uno dietro l'altro proprio come se giocassero al tiro alla fune, e l'uomo dal petto villoso si elesse capitano della squadra. "Forza, ragazzi!", gridò. "Quando dico issa, tirate tutti insieme, d'accordo?". Al pescatore la faccenda non garbava molto. "E' meglio che lasciate fare questo lavoro al personale dell'albergo", disse. "Sciocchezze!", gridò l'uomo peloso. "Ooooh..... issa! Dateci sotto, ragazzi". Gli uomini tirarono tutti insieme. La gigantesca tartaruga oscillò sul dorso e per poco non si rimise dritta. "Non capovolgetela!", gridò il pescatore. "Se fate così, finirete con il rimetterla sulle zampe. E se si raddrizza, fuggirà di sicuro". "Piantala, amico", disse l'uomo peloso con aria di superiorità. "Come potrebbe fuggire? E' legata con una fune, no?". "Se gliene date la possibilità, questa vecchia tartaruga vi trascinerà dietro tutti quanti!". "Ooooh..... issssa!", gridò l'uomo peloso ignorando gli avvertimenti del pescatore. La tartaruga cominciò a scivolare lentamente sulla sabbia, verso l'albergo, la cucina, il luogo, insomma, dove si trovavano i grossi coltelli. Le donne e gli uomini più vecchi, più grassi e meno atletici camminavano ai lati lanciando grida di incoraggiamento. "Su mettetecela tutta, ragazzi. Potete tirare più forte", gridava l'uomo peloso. Ad un tratto udii degli strilli. Tutti li sentirono. Erano strilli così acuti ed insistenti, che tagliavano l'aria tutt'intorno. "Noooo!", si sentiva. "No! No! No! No!". Gli uomini che facevano il tiro alla fune smisero di tirare e gli spettatori smisero di gridare. Tutti i presenti guardarono nella direzione da cui provenivano le grida. Un po' camminando, un po' correndo dopo essere usciti dall'albergo, venivano verso di noi tre persone: un uomo, una donna e un ragazzino. I tre si avvicinavano a passo svelto, perché il ragazzo trascinava l'uomo, mentre questi teneva il ragazzo per un braccio e tentava di rallentarne la corsa. Il ragazzo però saltava, si dimenava e contorceva e cercava di liberarsi dalla presa del padre. Era lui, naturalmente, che gridava. "No", gridava. "Non fatelo. Lasciatela andare! Per favore, lasciatela libera". La donna, sua madre, cercava di afferrare l'altro braccio del figlio per trattenerlo, ma non ci riusciva perché il ragazzo continuava a dimenarsi. "Lasciatela andare", gridava. "E' terribile quello che state facendo. Per piacere lasciatela stare". "Smettila, David", diceva la madre. "Non essere così infantile. Ti stai rendendo ridicolo". "Papà! Papà! Digli di lasciarla andare", gridava il ragazzo. "Non posso farlo, David" disse il padre. "Non sono affari che ci riguardano". Gli uomini che prima tiravano l'animale rimanevano immobili, stringendo tuttavia la fune alla quale era legata la tartaruga. Tutti tacevano, colti dalla sorpresa, e fissavano il ragazzo. Un po' sconcertati, avevano l'aria vergognosa di chi è colto a fare qualcosa di disonorevole. "Adesso basta, David" disse il padre, tentando di trascinar via il ragazzo. "Torniamo all'albergo e lasciamo in pace queste persone". "No, non torno!", gridò il ragazzo. "Non voglio tornarci. Voglio che la lascino andare". "Andiamo David", disse la madre. "Togliti dai piedi, ragazzo", disse l'uomo peloso. Siete cattivo e crudele!", gridò il ragazzo. "Siete tutti cattivi e crudeli!". Queste parole le lanciò con una voce alta e acuta ai quaranta o cinquanta adulti che erano sulla spiaggia, e nessuno, nemmeno l'uomo peloso, gli rispose questa volta. "Perché non la rimettete in mare?", chiese il ragazzo. "Non ha fatto niente a nessuno di voi. Lasciatela andare". Il padre era imbarazzato dal comportamento del figlio, ma non provava vergogna per le parole che diceva. "Va matto per gli animali", disse rivolgendosi ai presenti. "A casa possiede tantissimi animali, e parla con loro". "Li ama davvero", disse la madre. Parecchie persone cominciarono a strisciare i piedi sulla sabbia. Qua e là tra la folla si avvertiva un lieve cambiamento d'umore, una sensazione di disagio, persino un pò di vergogna. Il bambino che non doveva avere più di otto o nove anni, aveva smesso di lottare con il padre. Il padre lo teneva ancora per il polso, ma non faceva sforzi per trattenerlo. "Vi prego", disse il ragazzo. "Lasciatela andare. Sciogliete la fune e lasciatela andare". Era piccolo, ma si ergeva contro tutti, gli occhi scintillanti come due stelle, e il vento gli scompigliava i capelli. Era magnifico. "Non possiamo fare niente, David", disse il padre con dolcezza. "Torniamo all'albergo". "No!", gridò il ragazzo, e dando un forte strattone, liberò il polso dalla presa del padre....
Ritorna all'indice delle Fiabe
Pagina creata da Olga il 25 Giugno 2001 **Un Mondo di Fiabe 2000-2001** |